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Trekking: da Santa Caterina a Sant'Isidoro 2 parte

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La costa di Nardò 2 P.

Le cave dell'Età del Bronzo

le antiche cave ormai sommerse

Lasciata la masseria, il percorso procede in discesa tra le pinete del parco, per raggiungere e superare la Baia di Porto Selvaggio, una ricercata insenatura, meta di turisti e bagnanti per la sua incredibile bellezza. La pineta, che si spinge quasi in riva al mare, fa da cornice ad un mare meraviglioso, dove si riversano le acque delle sorgenti costiere.

le antiche cave

Ed è qui che è possibile vedere dei tagli netti nella scogliera calcarea, le cui sagome regolari proseguono anche sotto la superficie del mare, a testimonianza del fatto che, in quei tempi remoti, la linea di costa era più arretrata rispetto all'attuale. Stiamo parlando, infatti, dell'età del bronzo, cioè circa 4000 anni fa. Qui la scogliera è stata tagliata per estrarre blocchi regolari di pietra calcarea con una tecnica già usata in Egitto: la scogliera veniva segnata con solchi profondi e, in essi, venivano incuneati pezzi di legno che bagnati aumentavano di volume, spaccando la roccia.

La specchia senza nome

Lasciata l'antica cava, il percorso procede nella pianura della Lea e tra le rocciose colline costiere del parco; qui il percorso è accidentato e merita particolare attenzione; a sud la sagoma della Torre dell'Alto e, verso nord, il particolare profilo di Torre Uluzzo. Tra le due torri uno sperone roccioso ed un cumulo di rocce posto lì non certamente a caso: è segno che ci troviamo su una specchia.

Monumenti abbastanza frequenti nel Salento, le specchie: la loro presenza ha segnato il territorio e la toponomastica. Uno dei nostri comuni si chiama Specchia e diverse località rievocano, nel nome, la presenza di questi monumenti.

Questa specchia, però, non è segnata sulle carte e non possiede un nome ufficiale: è un piccolo accumulo di pietre su una collinetta rocciosa a picco sul mare; qualcuno, recentemente, ne ha accentuato il profilo accatastando, opportunamente, altre pietre alla sommità; anche da qui, il panorama è incantevole e permette di godere dell'intera Baia di Uluzzo. Alla base della collina si apre l'antro della Grotta del Cavallo.

La grotta del Cavallo

La grotta è una delle tante che si affacciano sulla Baia dell'Uluzzo, importanti per i cospicui ritrovamenti risalenti al paleolitico che diversi scavi condotti dall'Università di Siena hanno permesso di portare alla luce. Anzi, la ricchezza e la varietà dei reperti ha permesso di identificare un particolare periodo della civiltà umana che, proprio da questi luoghi, è stato denominato Periodo Uluzziano (da 38.000 a 30.000 anni fa). Solo Francia e Ungheria possono vantare ritrovamenti simili a quelli rinvenuti in queste grotte salentine.

torre uluzzo

Proprio di fronte, la torre e, poco più in basso, l'omonima grotta. Anche la grotta di Uluzzo ha serbato per gli archeologi molte, incredibili, sorprese.

Torre Uluzzo

Domina la preistorica baia di Uluzzo l'omonima torre, nota in passato anche con il nome di Torre Crustano; il nome attuale è dovuto all'asfodelio -chiamato dai locali, appunto, uluzzo-, una pianta particolarmente diffusa in questo luogo. La torre, ormai ridotta ad un rudere, fu costruita intorno al 1570 dal neretino Leonardo Spalletta, su progetto dell'ingegnere Giovanni Tommaso Scala. Torre Uluzzo sorge su un promontorio roccioso di 32 metri d'altezza; ha dimensioni minori rispetto alla torre dell'alto ed aveva funzioni di torre di avvistamento

Il percorso prevede l'attraversamento della Palude del Capitano, di cui si è trattato nell'itinerario dedicato alla Terra di Mezzo, cui rimandiamo per maggiori dettagli; nella palude ritroviamo la terza torre: Torre Inserraglio o Torre Critò.

Torre Inserraglio

torre inserraglio

La torre della Cala al Cretò, denominata, in seguito, Inserraglio, è costituita da due nuclei distinti; la parte più antica fu costruita intorno al 1570 dal maestro leccese Camillo Chiarello che seguì l'identico progetto della torre Uluzzo. Successivamente, intorno al 1700 all'edificio originario furono aggiunti altri ambienti che servirono per alloggiare un piccolo distaccamento militare. torre inserraglioContrariamente alle altre, sorge quasi al livello del mare, a poca distanza dalla riva.

L'edificio si presenta ben conservato anche se i recenti lavori di restauro si sono limitati al ripristino dell'intonaco. Purtroppo non è visitabile ed atti vandalici gratuiti lo hanno privato di tutti i vetri delle finestre. Sul lato nord fa bella mostra di sé una caditoia che, oltre a proteggere la finestra sottostante sembra avere quasi valore decorativo. L'accesso alla torre, prima dei rimaneggiamenti del 1700, era assicurato da una scala amovibile posta sul lato sud della costruzione.

Da Torre Inserraglio a Torre Sant'Isidoro il tragitto è breve: sotto quest'ultima poderosa costruzione militare, molto simile per forma e dimensioni a quella da cui ha avuto inizio il percorso, termina l'escursione lungo le coste del Parco di Porto Selvaggio.

Data pubblicazione: 02/01/2007 (10:15)
Ultimo aggiornamento: 02/01/2007 (10:15)
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