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Microcosmi tra Torre Mozza e la serra di Ugento

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Trekking a Ugento

Turisti nel Salento

Seconda domenica di Trekking 2006/2007 alla scoperta delle Vie dell'Acqua che lascia, nel secco territorio carsico della nostra Regione, comunque i segni della sua presenza.

torre mozza

Il ritrovo era sotto le secolari mura della cinquecentesca torre Fiumicelli, meglio nota come Torre Mozza per via della mancanza del coronamento alla sommità; solo una mezza dozzina di beccatelli restano testimoni della cortina da cui i cavallari scrutavano l'infido orizzonte.

La torre, a base circolare, fu costruita intorno al 1583 e, nel giro di 150 anni, perse nome e coronamento: da allora località e torre furono identificate con il toponimo attualmente in uso. La torre è il simbolo di queste spiagge, tra le più belle delle marine di Ugento. La tranquillità di questa seconda domenica di ottobre si contrappone alla frenesia estiva; noi, turisti salentini nel Salento, prendiamo, oggi, il posto dei tanti forestieri che, nei mesi caldi si sono crogiolati sulla sabbia del lungo arenile.

Partenza!

il gruppo trekking

Come da quasi un anno, alla guida del gruppo c'è Salvatore di Avanguardie, azienda salentina specializzata in escursioni, trekking e viste guidate nel Salento: come sempre approfitta della partenza per dare alcuni ragguagli sul percorso. Al contrario di altre escursioni, oggi, è possibile vedere sin dalla partenza il punto di arrivo: la Specchia del Corno, in alto, sulla serra. Dopo aver goduto del panorama, avremmo da lì fatto ritorno, passando per la spiaggia: tra noi e la serra una vasta area nota con il nome de "I Paduli" che indica, nel dialetto salentino, un'area paludosa.

Le paludi? Bonificate!

il gruppo trekking

Ed è proprio qui il microcosmo cui il titolo dell'escursione fa riferimento: la palude o, meglio, ciò che ne ha preso il posto dopo la bonifica, avvenuta nei primi decenni del secolo scorso.

Bisogna, infatti, sapere che dove la costa non è alta e rocciosa, nel Salento diviene, spesso, preda di paludi ed acquitrini; le dune della costa, correndo parallele alle colline dell'interno (le Serre) racchiudono un'area che, grazie a strati di sedimenti argillosi, tende a trattenere le acque piovane e quelle che scendono dalle colline. La costa diviene malsana ed inabitata; furono i romani i primi a bonificare gran parte delle aree costiere e ad essi si deve la creazione di molti insediamenti tuttora scomparsi.

Con la caduta dell'Impero Romano, le opere di bonifica vennero meno e le paludi riconquistarono questi luoghi. La malaria e l'insalubrità del posto spinsero la popolazione a stanziarsi nell'interno, abbandonando, salvo rare eccezioni, la costa. Bisogna giungere ai primi decenni del secolo scorso per assistere ad opere di bonifica che avrebbero riportato il progresso su queste coste. Purtroppo, la palude ed il suo microcosmo scomparvero: il loro posto fu preso da grandi bacini che non avrebbero fatto più ristagnare le acque grazie ad un continuo ricambio mediante canali di collegamento con il mare.

I Bacini di Ugento

il gruppo trekking

Al posto delle paludi che, tra la costa e le serre, correvano da Torre San Giovanni a Torre Pali, oggi ci sono dei grandi bacini di raccolta collegati tra di loro ed al mare. Il flusso e riflusso delle maree provoca il ricambio dell'acqua, quella in eccesso viene raccolta e portata al mare. Si è venuto a creare un nuovo microcosmo, dove trovano rifugio cormorani, folaghe, cigni e un gran numero di pesci la cui presenza è testimoniata dai tanti pescatori che, con canne e retini, passa qui una tranquilla domenica.

La specchia del Corno

la specchia del corno

Lasciati alle spalle i bacini e superata la strada litoranea che va da Gallipoli a Leuca, l'ambiente cambia completamente. Alle zone bonificate e coltivate, si alternano, ora, terreni rocciosi, macchia mediterranea e, dove questa è stata sopraffatta dai continui incendi dolosi, addirittura una steppa di cespugli spinosi.

La zona è inoltre carsica spesso scavata da profondi canyon; proprio uno di questi ci sbarra la strada, profondo ed imponente, e ci costringe ad aggirarlo.

Avvicinandoci alla serra, il sentiero comincia a salire sino ad un piccolo altopiano, caratterizzato da piccoli alberi di pino e cespugli di lentisco, mirto e olivastro. In fondo, comincia a delinearsi la figura tronco conica della Specchia del Corno.

Come abbiamo avuto modo di vedere in altre occasioni su Japigia, le specchie sono strutture arcaiche costituite da un grande accumulo di pietre. Gli studi effettuati hanno permesso di datarle intorno all'età del rame / bronzo, cioè tra il 3500 ed il 1000 a.C. Anche se, in principio, si ritenevano le specchie essere grandi monumenti funebri, solo in pochissimi casi, dopo averle distrutte, sono stati ritrovati dei resti. L'uso più consono, in considerazione anche del fatto che sorgono sulla sommità di colline, è quello di controllo del territorio e di avvistamento.

La specchia sorge su una collina di 70 metri di altezza ed è alta tra i cinque ed i 7 metri. La sommità è costituita da una piazzola il cui centro è occupato da un ulteriore mucchio di sassi a base grosso modo circolare; uno sperone roccioso, a mo' di corno, fa bella mostra di sé sulla cima.

Il panorama è sensazionale. Si scopre gran parte della costa tra Torre San Giovanni e Lido Marini; si vedono benissimo i bacini ed i canali che li collegano: difficile non credere di trovarci su un'antichissima torre di vedetta, silente testimone di un passato di cui non abbiamo nessuna informazione. Ai piedi della specchia, la pineta di Rottacapozza che attraverseremo per tornare verso il mare.

La pineta di Rottacapozza

Il pino d'Aleppo non è una pianta tipica della macchia mediterranea. Le pinete che troviamo nel Salento sono state, prevalentemente, create dopo la seconda guerra mondiale per preparare il territorio alla piantumazione di querce e lecci. Purtroppo, l'opera non fu completata ed i pini di oggi sono testimoni delle buone intenzioni di quegli anni.

Tuttavia, la pineta di Rottacapozza non ha le stesse origini. Fu piantumata intorno al 1700 da alcuni monaci e questo ne fa la pineta più antica del Salento. La sua età non l'ha comunque tutelata da un grave incendio che l'ha clamorosamente devastata nel 2003, i cui segni sono dolorosamente evidenti ancora oggi.

arenile di torre mozza

Il sentiero corre rapidamente lungo la collina, per giungere alla strada litoranea, la stessa attraversata pochi chilometri prima: oltre i campi coltivati della bonifica, i bacini e le dune che nascondono il lungo arenile di Torre Mozza.

L'arenile e la torre che da esso si scorge per tutto il percorso, segnano la fine dell'escursione di oggi, all'insegna dei microcosmi che acqua e clima creano lungo le coste salentine.

L'appuntamento con il Trekking di Avanguardie è per il 29 ottobre 2006, agli Alimini, i grandi bacini lacustri costieri a nord di Otranto, un ambiente affascinante assolutamente da esplorare.

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Data pubblicazione / aggiornamento: 02/11/2006 (08:52)
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