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La Biblioteca

Introduzione

Simbolo dei FrancescaniCi apprestiamo a inserirci sempre più rapidamente in un contesto europeo e a nessuno deve sfuggire il ruolo determinante, per lo sviluppo culturale dell'Europa, delle biblioteche come centri di studio, di educazione, di ricerca scientifica, di confronto e di incontro a livello internazionale, senza preclusioni ideologiche, sul presupposto dei valori universali dello spirito umano (nota 1).

In questo contesto mi accingo a presentare la seicentesca Biblioteca francescana di Lequile, ridente cittadina salentina della "Valle della Cupa", antichissima area omogenea per la fertilità agro-alimentare, per la salubrità dell'aria, per insediamenti abitativi rurali (masserie) e per ville e 'casini" come luogo ideale per la villeggiatura di nobili famiglie della feudalità laica ed ecclesiastica (nota 2).

Fondazione della Biblioteca S. Francesco

Mentre le biblioteche dei Conventi di S. Caterina in Galatina, di S. Francesco in Gallipoli, di S. Maria degli Angeli a Cassano delle Murge (Bari), di S. Antonio in Nardò, di S. Francesco in Bitetto (Bari), di S. Maria del Tempio in Lecce (improvvisamente raso al suolo da un'infausta delibera della giunta Capilungo il 1° febbraio 1971, alle ore 13.00!), di S. Antonio in Taranto (attualmente carcere circondariale), di S. Francesco in Manduria, di S. Stefano (ora Parrocchia S. Antonio) in Martina Franca, della SS. Annunziata in Ostuni, di S. Maria di Casole a Copertino (attualmente ridotto a pochi ruderi), di S. Maria della Croce a Francavilla Fontana, di S. Maria della Visitazione a Salice Salentino, sono state fondate in linea di massima tra la seconda metà del Quattrocento e la seconda metà del Cinquecento, la biblioteca S. Francesco in Lequile è stata fondata nel primo ventennio del 1600; s'inizia, infatti, a costituire un primo nucleo librario sin dalla fondazione del Convento (nota 3).

La diversità della data di fondazione della nostra Biblioteca dipende dal fatto che il Convento S. Francesco in Lequile è il secondo "luogo" fatto costruire ex novo dai Padri Riformati salentini (1613-1619), e conseguentemente non ha ereditato alcuna dotazione libraria da parte dei Frati Osservanti, come invece era avvenuto per tutti i Conventi sopraindicati (nota 4).

I Volumi e la Sala dedicata alla Biblioteca

Dall'importante Relatio historica... 1647 di P. Diego Tafuro da Lequile, felicemente ritrovata da P. Benigno Perrone nei primi anni del 1970 presso l'Archivio del nostro Collegio irlandese di S. Isidoro a Roma, apprendiamo che nel 1647 la Biblioteca S. Francesco in Lequile era dotata di 323 volumi di diverse discipline (nota 5).

Col passare degli anni questo primo nucleo librario fu arricchito ulteriormente, tanto che P Gregorio Cascione da Lequile (....-1721), Guardiano del Convento, divenuto poi Ministro Provinciale della Serafica Riforma (1693-1696), essendo vero mecenate e uomo amante della cultura, sentì il bisogno di far costruire al piano superiore un'apposita sala per la biblioteca, sulla cui finestra centrale si può leggere ancora oggi la data (1695) (nota 6).

É questa la sala più ampia del piano superiore del Convento (m. 5,80 x 4,50), è decorata e affrescata con la raffigurazione dei grandi Maestri della scuola filosofico-teologica francescana: nella lunetta sovrastante la finestra centrale è riprodotta la classica immagine del "Principe della scuola francescana". il B. Giovanni Duns Scoto, circondato di libri e con il quadro della Vergine Immacolata a cui è rivolta (attraverso un cartiglio che parte dalla bocca del Santo Dottore) la trepida invocazione: "Dignare me laudare te, Virgo sacrata".

Proseguendo verso destra, dopo un ampio oblò per la luce, è affrescato nella prima lunetta S. Antonio da Padova, il primo Maestro di teologia nell'Ordine francescano; nella seconda lunetta si può ammirare il ritratto di Fr. Niccolò di Lira (La Neuve- Lyre 1270 - Parigi 1349), fondatore della scuola esegetica francescana cosiddetta "Glossa postillata" nell'Università di Parigi. Nella terza lunetta troviamo il ritratto dell'inglese Fr. Alessandro d'Hales (Hales 1180 - Parigi 1245), il primo teologo cattedratico francescano all'Università di Parigi, uno dei fondatori del "metodo scolastico" circa i rapporti tra ragione e fede, e Maestro di S. Bonaventura; al centro della porta di ingresso, in alto si trova un oblò rientrante che apre sul corridoio, e subito sopra l'architrave della porta si può ammirare un affresco rettangolare, il più esteso della biblioteca, raffigurante alcuni Maestri minori della scuola francescana, nell'atteggiamento di prendere appunti, tra cui il nobile napoletano Fr. Landolfo Caracciolo (Napoli, fine 13° sec. - Amalfi 1351), discepolo di Scoto, Reggente della Cattedra francescana di Teologia presso l'Università di Parigi, divenuto poi Arcivescovo di Amalfi nel 1331.

Andando ancora avanti, nella quarta lunetta è raffigurato Fr. Pietro Aureolo (= Pier d'Aureole. Tolosa? 1280 ca. - Avignone 1322 ca.), discepolo ed emulo di Scoto, Maestro di teologia a Parigi nel 1318, Arcivescovo di Aix e probabilmente Cardinale, strenuo difensore della tesi dell'immacolata Concezione nel "Tractatus de Conceptione B. V Mariae" (nota 7).

Nella quinta lunetta è ritratto Fr. Francesco Mairone (= Francesco da Meyronnes di Digne-Alta Provenza ... - Piacenza, post 1324), il più celebre dei fedeli discepoli di Scoto, denominato il "Dottore illuminato" e, secondo un'antica tradizione dell'Ordine, inventore e iniziatore "dell'Atto sorbonico" (nota 8).

Nella sesta lunetta, infine, campeggia S. Bonaventura di Bagnoregio (1221 - Lione 1274), secondo fondatore dell'Ordine, Maestro Reggente alla Sorbona nel 1260 ca., creato Cardinale da Gregorio X nel 1273, denominato il "Dottore serafico" da Sisto V, quando lo proclamò Dottore della Chiesa Universale nel 1588 con la bolla "Triumphantis".

Dalla "Cronica" di P. Bonaventura Quarta da Lama sappiamo anche che R Cascione dotò la biblioteca di un pregevole patrimonio librario, arricchito in seguito dalle opere delle librerie personali dei Frati e da donazioni di benefattori. Tenuto conto dell'attuale capienza della 'scaffalatura (non più quella originale in legno ormai fatiscente, ma quella metallica da me acquistata nel 1975), verso la fine del 1700 i volumi potevano essere complessivamente 2100; lo stesso P. da Lama ci ricorda che nel 1724 nella biblioteca si potevano elencare più di 5400 volumi, che però non potevano essere contenuti nella pur ampia sala, costruita da P. Gregorio Cascione (nota 9).

Sinteticamente possiamo affermare che, dai 323 volumi del 1647, si è passati ai probabili 2100 del 1700, per giungere ai 5400 volumi del 1724, periodo del massimo splendore. Tralasciando le vicende tristi e dolorose, verificatesi a causa della soppressione napoleonica e delle leggi risorgimentali (1862-1868), certo è che attualmente la Biblioteca antica, dopo il conferimento di diverse opere importanti alla nostra Biblioteca "R. Caracciolo" di Lecce, può contare ben 2051 volumi numerati. e 32 volumi. quasi tutti restaurati, che non sono numerati e si trovano nella sala dell'Archivio (nota 10).

(Testo gentilmente concesso a Japigia da P. Luigi De Santis, ofm. pubblicato su "Miscellanea Franciscana Salentina" 14-15 (1998/99).

Documento creato il 08/03/2004 (17:12)
Ultima modifica del 18/03/2011 (18:33)

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