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Giulio Cesare Vanini

Giulio Cesare Vanini

Illustre figlio del Salento, Giulio Cesare Vanini nasce a Taurisano all'inizio del 1585 da Giovan Battista e da Beatrice Lopez de Noguera. Visse nel pieno periodo barocco, un'epoca che sentiva un grande bisogno di rinnovamento, non solo nell'arte e nella cultura ma anche nella scienza.Teologia e giurisprudenza

cesare vaniniAncora giovane, lasciò la natia Taurisano per trasferirsi a Napoli dove intraprese gli studi di giurisprudenza. Con la morte del padre, non avendo più alcun mezzo di sostentamento si trasferì a Parigi dove intraprese gli studi teologici che lo portarono ad indossare gli abiti carmelitani.Girò tutta l'Europa predicando il suo pensiero liberale in un periodo in cui, pur guardato con sospetto, il pensiero illuminista cominciava a farsi strada. Proprio il sospetto e la "grande inquisizione" del tempo furono i principali nemici delle nuove idee.Umanità e schiavitù

Il Vanini guarda con occhio critico la società del suo tempo e di cui fa parte. Comincia studiare e a vedere i testi sacri sotto una luce diversa; intravede in questi scritti una certa disonestà della Chiesa nei confronti dei propri fedeli, ritenendo che i prodigi e i miracoli riportati non erano che illusioni volte a rendere l'Uomo schiavo di paure e superstizioni che ne limitano il pensiero e lo rendono succube e impotente.Erano queste le idee che sarebbero state la scintilla della grande rivoluzione francese della fine del '700 e che il filosofo Salentino stava anticipando ci quasi un secolo! I tempi, purtroppo, non erano ancora maturi e le idee rivoluzionarie costarono care al nostro conterraneo che fu perseguitato dalla Chiesa come ateo e bestemmiatore.La condanna

Aveva solo 33 anni quando fu catturato a Tolosa, il 9 Novembre 1619.Fu processato a Tolosa e la condanna fu esemplare.Stando alle cronache del tempo, Giulio Cesare Vanini, che in Francia si faceva chiamare Pomponio Usciglio, fu condannato ad essere trascinato su un graticcio sino alla porta della chiesa di Santo Stefano di Tolosa. Qui ridotto in maniche di camicia, in ginocchio e con il capestro al collo, reggendo un tizzone ardente avrebbe chiesto perdono a Dio, al re ed alla giustizia. Successivamente, sarebbe stato portato nella piazza principale e qui, seduto su di un palo, gli aguzzini gli avrebbero prima mozzato la lingua e, dopo, lo avrebbero strangolato. Il suo corpo sarebbe stato bruciato e le ceneri disperse, affinché nessuno potesse ricordarlo nei secoli.La sua casa natia è ancora là, in via Leonardo da Vinci, nei pressi della piazza principale di Taurisano ed una lapide ricorda, ai posteri, questo sfortunato filosofo salentino; in tutti i comuni esistono strade e piazze a lui intestate. Al contrario, nessuno sa dell'esistenza di coloro che lo hanno condannato ed ucciso.

Data pubblicazione / aggiornamento: 31/12/2004 (20:31)

 

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