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Il tracollo dei Basiliani

Il tracollo dei Basiliani

(Note storiche gentilmente concesse a Japigia dal Dr. Luigi Bidetti)

san mauro internoLe fortune dei basiliani in questa parte del Salento vennero insidiate dai benedettini, i quali si erano stabiliti a Nardò fin dal 1080. I contrasti tra i basiliani ed i benedettini, diversi per lingua, costumi, dogmi, dapprima sporadici, col passare dei decenni andarono crescendo sempre più, fino a sfociare in aperta ostilità nel secolo XIII.

A livello locale, con una certa approssimazione, si può dire che la contrapposizione fu tra la "greca" Gallipoli e la Nardò. La sorte favorì la seconda. Intanto Gallipoli nel 1269 subì la distruzione ad opera delle truppe angioine, con la conseguente dispersione degli abitanti nel feudo, inclusi i Basiliani alloggiati presso il capace monastero gallipolino. Le comunità monastiche, oltre che questo triste avvenimento, per tutto il Trecento dovettero fronteggiare anche una gravissima crisi economica che le ridusse in assoluta povertà, senza contare che contro di esse si accanirono anche i flagelli della peste e delle guerre. Come se non bastasse, gli abati che si succedevano alla guida dell'abbazia benedettina di S. Maria di Nardò - ai quali per disposizione pontificia era stata attribuita la giurisdizione ecclesiastica sull'antichissima diocesi di Gallipoli, eccettuato il feudo della città- non perdevano occasione per vessare i basiliani dell'agro gallipolino. Le fila dei monaci, dapprima numerose, andarono assottigliandosi rapidamente, al contrario del clero latino che diveniva sempre più numeroso ed agguerrito.

san mauro internoGià nel corso del Trecento molti monasteri minori e le rispettive chiesette, ormai privi di monaci, furono abbandonati per sempre. Fra questi quelli di S. Stefano de Fonte, di S. Tirso e di S. Maria de Ligiro. Di essi non è sopravanzato nulla, neppure la memoria della loro ubicazione, anche se i primi due forse si trovavano nelle contrade dette di S. Stefano e di S. Sirso in agro di Alezio. Su S. Maria, invece, non si può avanzare alcuna ipotesi.

Nell'ormai minuscola diocesi di Gallipoli -la più piccola d'Italia- sopravvissero solo i monasteri di S.Mauro e di S.Salvatore, sebbene in gravissime ristrettezze economiche e con un numero esiguo di monaci.

Alla fine del Trecento il Vescovo di Gallipoli chiese ed ottenne dal Pontefice l'assegnazione alla mensa vescovile dei beni e delle chiese di S.Salvatore, di S.Stefano, di S.Tirso e di S.Maria de Ligiro con tutti i loro beni, ma il provvedimento venne revocato nel 1422.

Nel secolo XV, delle numerose comunità monastiche di un tempo rimanevano solo gli abati dei due monasteri, i quali presto si trasferirono in città. I consistenti beni di S. Salvatore, comprendenti "sia oliveti, che canoni enfiteutici", passarono per circa cento anni al Vescovado gallipolino, ma agli inizi del secolo seguente la S. Sede decise di far divenire S. Salvatore e S. Mauro abbazie "commendatarie", assegnate come beneficio ecclesiastico a cardinali della curia romana.

Nel '500 il monastero di S. Mauro e le strutture vicine erano crollati quasi del tutto, ma solo alla fine del '700 i beni residui dell'antico monastero, ancora cospicui, passarono alla Diocesi gallipolina.

Documento creato il 18/08/2004 (19:46)
Ultima modifica del 11/03/2011 (17:44)
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